Tempesta di W. Shakespeare Sala Appia

Comunicato
Domenica 11 novembre alle ore 20.00 in Sala Appia

Gli attori di MetisTeatro presentano “La Tempesta”, uno studio su l’ultima tra le opere shakespeariane, che il drammaturgo inglese compose nel 1611 e dopo la quale si ritirò a Stratford-upon-Avon, dove morì nel 1616. Un’opera estremamente complessa dai molti piani di lettura qui riproposta in una chiave corale – frutto del lavoro laboratoriale di un gruppo di venticinque interpreti – quale spunto e riflessione su un percorso di crescita e consapevolezza : l’isola shakesperiana nei suoi rimandi immaginifici di luogo utopistico ed eden, paradiso perduto all’uomo, specchio rovesciato di una Realtà di fronte alla quale non si può far altro che misurare la propria finitudine.

Con : Rossana Boscolo,Paola Agostini, Irene Cecchini, Lucilla Di Pasquale, Roberto Giampieri, Lisa G., Angela G., Alessandro Lentini, Nicola Ligas, Sandro Luciani, Brenda Monticone Martini, Valerio Palone, Francesca P., Mersia Perra, Laura Porzio, Grazia R., Andrea Ranieri, Alessio Ricco, Antonella Rinaldi, Enzo Santoro, Franco Tinto, Emanuela Trotta, Cristina Viscusi, Paola V.

Adattamento e regia : Alessia Oteri, Angela Di Tuccio

Note
Un’isola bagnata dal mare, forse vicino alle Bermuda, forse nel cuore del Mediterraneo, un duca spodestato, Prospero, mago, scienziato, artista e creatore, spiriti aerei e creature orribili, voci soprannaturali, ed echi, e suoni e rumori. Questo lo scenario in cui si muove La Tempesta, ultima tra le opere shakespeariane, che il drammaturgo inglese compose nel 1611 e dopo la quale si ritirò a Stratford-upon-Avon, dove morì nel 1616. Un’opera estremamente complessa dai molti piani di lettura e che riproponiamo in una chiave corale – frutto del lavoro laboratoriale di un gruppo di trenta interpreti – quale spunto e riflessione su un percorso di crescita e consapevolezza : l’isola nei suoi rimandi immaginifici di luogo utopistico ed eden, paradiso perduto all’uomo, specchio rovesciato di una Realtà di fronte alla quale non si può far altro che misurare la propria finitudine. Una riflessione sull’accettazione del limite, secondo le suggestioni di alcune tra le più autorevoli letture dell’opera shakespeariana, prima fra tutte quella di Agostino Lombardo. Un’occasione di studio, riflessione, crescita.